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sabato 7 settembre 2013

mai più  


Avevo giurato che mai più avrei sofferto così tanto. Che sì, c’erano stati momenti davvero belli e indimenticabili passati insieme, ma il dolore della inevitabile fine era stato troppo forte.
Ero certa di questa decisione, saremmo state per sempre sole io e Iaia e sono stata coerente, fino ad oggi.
Perché quando è tuo figlio che te lo chiede non puoi dirgli di no e poi ne avevo bisogno anch’io: sono passati più di 10 anni da quando è morta.
Da questa mattina in casa nostra saremo in tre, è arrivata lei: Venere per il pedigree, per noi ancora non è  deciso in ballo ci sono diamante, brillantina o perlina.
 
Iaia la vedrà lunedì perché adesso è da suo padre.



venerdì 30 agosto 2013

l'estate sta finendo  

Eccomi di nuovo qui, dopo questo periodo strano. Proprio come l’estate scorsa. Chissà poi perché i momenti di crisi arrivano sempre in estate? Anche se la domanda giusta sarebbe: perché le notizie che mi fanno ancora male come mille lamine affilate, arrivano sempre d’estate?

Comunque l’estate sta orami quasi finendo. In questi giorni il cielo da me è stato splendido: sia quando era limpido e azzurro, come solo gli occhi di una certa persona sanno essere, sia quando era cosparso di nuvole multicolore. Le cime delle montagne sono già ricoperte di neve e tornare a casa dal lavoro quando è tardi mi permette di vedere un tramonto all’orizzonte spettacolare. Questo è uno dei pochi aspetti belli di vivere qui.

L’estate mi ha portato anche un ottimo consiglio, che alla lunga non so se avrà effetti positivi, ma nell’immediato mi permette di riuscire ad addormentarmi di notte e di non mangiarmi il fegato. Fino a pochi giorni fa, infatti, quando mi venivano in mente cose che mi facevano soffrire, mi ci buttavo dentro con tutto il corpo, perché pensavo che soltanto affrontandole avrei potuto metabolizzarle per riuscire a conviverci e accettarle. Il risultato era che non dormivo di notte e che passavo ore e ore a pensare a discorsi ipotetici che non potranno mai essere detti.
Questa estate sono andata a trovare i miei parenti al mare e ho parlato molto con mia cugina. E’ stata lei a dirmi che facendo così mi facevo solo del male. Mi ha detto di spostare il pensiero verso qualcosa di positivo quando mi capita di pensare a certe persone o a certi avvenimenti accaduti.  Così adesso, quando sono in macchina e penso a cose che mi fanno star male, sposto lo sguardo verso il cielo o verso i campi e il male passa. Quando mi sveglio di notte con un’immagine davanti la sostituisco con, chessò, Simon Le Bon e così riesco a riaddormentarmi. Sto diventando bravissima!
La conseguenza di  tutto questo è che ho cominciato anche a sostituire i problemi, tipo: mi ha lasciata per un’altra con voglio cambiare lavoro; dovrà capitare di incontrarla in giro e allora si che dovrà avere paura con  devo trovare il gattino che Babbo Natale dovrà portare a Iaia. A proposito di questo, domani vado a vedere dei cuccioli di gatto sacro di Birmania, però sono già svezzati quindi ora di Natale avranno già sei mesi.
Ma poi perché devo pensarci io? Ma dove caspita si è cacciato Babbo Natale? Natale… Neanche è settembre e già ci penso…
Però si, va decisamente meglio, anche se questo maledetto magone è diventato parte integrante di me.

venerdì 9 agosto 2013

infelicità  

Quello che è passato è stato un periodo piuttosto buio. Ho passato dei momenti in cui ho fatto realmente fatica a trascinare il mio corpo e affrontare i miei doveri. Non ci sono stati più momenti di tragica disperazione, come  è accaduto in passato, ma devo dire che  sono ancora più i momenti di triste affaticamento che quelli di spensierata tranquillità.

Ho fatto diverse cose in questo periodo, ma non riesco a dire che mi hanno fatto stare meglio.
Siamo state al mare, mi sono allenata per mesi per affrontare una gara di sei chilometri con il gruppo dei miei colleghi e sono riuscita ad arrivare fino alla fine superando anche i tempi dell’allenamento. Ho continuato a imparare a suonare il piano, ho creato altri gioielli e riparato alcuni che mi erano stati dati e da oggi sono anche in ferie.

Però, c’è sempre un però. Non sono felice. No, non sono per niente felice. Gli unici momenti in cui non sento questo peso d’infelicità sono quelli che passo con mia figlia.
Vorrei che la mia vita fosse totalmente diversa: il lavoro, gli amici, i miei traguardi, io stessa, ma più ci penso e più mi rendo conto di aver ormai oltrepassato i limiti per ricrearmi la mia vita.

E mi sento sola, molto sola, soprattutto in momenti come questo in cui la mia piccola bambina non è qui con me.

sabato 13 luglio 2013

Ogni volta  


Oggi è uno di quei giorni in cui sembra che il sole possa, un giorno, tornare a schiarire la mia grigia vita.
 Uno di quei giorni in cui avvengono gli incontri giusti con le persone giuste: uno di quei giorni in cui vengono dette le parole giuste,  raccontate quelle esperienze che ti fanno sperare che anche a te un giorno…
Uno di quei giorni in cui pensi che un venerdì sera trascorso con quattro amiche in giro per locali è meglio di una serata passata davanti a uno stupido film.
Uno di quei giorni in cui pensi che l’organizzazione sia stata veloce  ma perfetta.  Giusta per non pensare alle cose brutte.

Uno di quei giorni in cui torni a casa stremata dalla faticosa sessione di shopping ma felice per il vestito da indossare il giorno dopo per assistere all’ Aida all’ Arena di Verona.
Uno di quei giorni in cui ti guardi indietro e riesci a vedere tutto quello che hai fatto di nuovo dopo essere rimasta sola.

Uno di quei giorni che ringrazi la sorte che ti ha portato a vivere in centro, così questa sera puoi sentire comodamente seduta  sul tuo terrazzo il concerto tributo a Vasco Rossi e adesso scrivi con il sottofondo delle prove: c'è "Ogni volta".
E anche se un velo di tristezza continua a farsi posto nel tuo cuore capisci che anche questa volta il brutto è passato. E poi ancora due giorni e Iaia torna dalle vacanze con suo papà.

mercoledì 12 giugno 2013

perchè  

Perché oggi è un altro di quei giorni no, che non sarebbero più dovuti tornare, quelli in cui di nuovo mi sembra di aver toccato il fondo. Quei giorni in cui non mi riconosco neanche più per i pensieri orrendi che mi passano per la testa. Quando vorrei il male, ma quello brutto per tutte le persone malvagie che mi hanno ridotta così. Quei giorni in cui ritornano le lacrime agli occhi ed era tanto tempo che non accadeva, troppo tempo e credevo che non potessero tornare più. Quando mi accorgo di quanto male ancora mi possa fare e di quanta strada e quanta fatica bisogna ancora fare per venirne fuori, anche solo per essere in grado di respirare.

 
Lunedì c’è stata l’ultima seduta della CTU, io e lui, insieme, ad ascoltare le conclusioni della consulente. Non mi sembrava vero di aver finalmente finito, di non dover più chiedere permessi, perdere treni, prendere autobus e fare corse per essere esaminata.
Ieri il mio avvocato ha ricevuto la bozza della relazione della CTU e me l’ ha girata. Ho cominciato a leggere le 54 pagine con la descrizione dettagliata di tutti i singoli incontri avvenuti davanti alla CTU. Tutto quello che è stato detto da me , da Iaia, da mia mamma, da sua mamma, da lui e dalla sua nuova compagna. Leggevo ed ero incredula, le mie uniche certezze che il nostro era stato un vero grande amore sono miseramente crollate. Lui non mi ha mai veramente amata: vent’anni di illusioni, di prese in giro dei mie sentimenti. Ha detto che nostra figlia è venuta quasi per caso, che  non c’era una vera decisione. Io ricordo ancora quella sera e non è per niente come ha raccontato lui. Credevo che volessimo tutti e due avere nostra figlia, ma adesso dubito molto anche di questo. Forse lui sperava che non succedesse, ma ormai era troppo tardi per cambiare idea.
Non ho più certezze mi sento come alla deriva in un immenso  oceano, aggrappata solo ad un pezzo di ramo e non so nuotare.
Così questa sera mentre andavo a prendere il regalo promesso a Iaia sono passata davanti a una chiesa e ho sentito lo strano bisogno di entrare. Come se oltrepassare la porta d’ingresso mi avrebbe trasportato in una dimensione in cui tutto il dolore sarebbe sparito o quanto meno sarei riuscita a dargli un senso. Io non credo nella chiesa, non credo in Dio, anzi ultimamente l’ho maledetto spesso, ma da piccola andavo a messa tutte le domeniche accompagnata da mia nonna materna e forse per questo ho creduto di immaginare che entrando  avrei percepito la sua presenza.
Ho deciso di andare a prendere il regalo e poi di tornare indietro e rifugiarmi in quel posto che mi sembrava l’unico luogo in cui mi sarei sentita meglio. Così ho fatto e quando ho girato l’angolo quasi correndo in cerca di pace, mi sono trovata di fronte ad un portone chiuso.

Sono tornata a casa con di nuovo il desiderio di andare via, di scappare perché ancora una volta non ho la forza di affrontare la realtà

giovedì 6 giugno 2013

quattro  

Quattro anni fa mi trovavo, semimorta, in un letto di una stanza di ospedale;  sdraiato alla mia sinistra avevo un esserino minuscolo di appena due chili e mezzo. Un piccolo E.T. che non smetteva mai di piangere.

Questa mattina, dopo esattamente quattro anni, ho sentito quell’essere minuscolo chiamare mamma. Ero io la sua mamma... Sono io la sua mamma. E siccome le voglio un mondo di bene sono entrata nella stanza buia con una torta alle mandorle con sopra quattro candeline accese (brava le hai spente tutte al primo soffio).
Quattro anni fa ero stanca e distrutta dopo un travaglio iniziato due sere prima, ma avevo ben chiaro nella mente come che sarebbe stata la nostra vita.

Oggi, dopo quattro durissimi anni, ho un mal di testa che mi scompone e non ho assolutissimamente idea di quello che ne sarà del mio, del nostro, futuro. Ho mille porte davanti e posso aprirle e richiuderle tutte quante. Posso aprire o chiudere le mie braccia, posso e devo vivere al meglio la mia vita. Anche da mamma single.

Tantissimi auguri mio piccolo fiorellino. Ti voglio infinitamente bene.
Alla nostra!

sabato 1 giugno 2013

scontri  


Dunque, cosa stavo dicendo? Ah sì, che venerdì ci sarebbe stato uno scontro all’ultimo capello.
In realtà ci siamo salvate le fluenti chiome perché alla fine lei ha avuto la decenza di andarsene subito, quindi ho solo sentito la sua voce che salutava mentre usciva.

Così lo scontro con lei non c’è stato, in compenso c’è stato con lui, il mio ex marito. Ed è stato un peccato perché avevamo cominciato bene l’incontro, poi però non ricordo neanche  più che scintilla ha fatto scatenare l’inferno.  Ma la cosa più allucinante è che nessuna delle consulenti e ctu se lo aspettava.
Ma io mi chiedo:  come si fa a pensare che nella nostra situazione non ci sia un concentrato di rabbia tale da far esplodere un palazzo di 20 piani. E  come si fa a dire che dobbiamo azzerare tutto e che lui da adesso deve cominciare a essere sincero e rispondere onestamente alle mie domande? Ma soprattutto chi se ne frega di fargli delle domande. Quello che dovevo sapere già lo so, non devo avere nessuna conferma.
Sono sempre più sconcertata da queste psicologhe, dall’incapacità o la superficialità con cui affrontano questo lavoro (si salva un po’ solo la mia), dalla loro convinzione di essere infallibili. Però ho capito una cosa: mai contraddirle, mai provare a intervenire con opinioni diverse, altrimenti vai  dritta nella lista nera, quella in realtà dove dovrebbero andare a finire loro.

Detto questo, il compito da fare entro il 10 di giugno è quello di mettermi d’accordo con il mio ex sul cambiamento dei giorni da passare con nostra figlia. Facile, ci abbiamo impiegato solo due anni e mezzo con gli avvocati. Come abbiamo fatto a non pensarci prima!
 
Ho sempre paragonato la mia storia a una caduta in un buco nero. Adesso mi sento come se, risalendo per uscirne, mi fossi ritrovata in mezzo alla melma e più cerco di venirne fuori e più ci sprofondo dentro insieme al mio ex marito.E la cosa più brutta è che ci stiamo trascinando dietro anche nostra figlia.
 
Ma come ho fatto a non accorgermi con che razza di verme sono stata per quasi vent’anni?