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martedì 1 dicembre 2015

il bene e il male  

Ho passato due giorni non troppo belli, ma oggi sembra che vada un po' meglio. Non capirò mai il perché di questo alternarsi di momenti tranquilli e momenti in cui vorrei scoppiare a piangere e mi chiedo se riuscirò ancora a dire di essere felice.
Non ricordo di essere stata così anche prima, certo avevo dei momenti di autoanalisi in cui credevo di non avere una vita perfetta, però mi capitava molto spesso di dire "sono felice".
Allora ho pensato: faccio un elenco di quello che va bene e quello che non va e vediamo cosa esce fuori:

BENE                                                                                
1) ho una bellissima figlia in salute che per adesso va bene a scuola e sembra piuttosto serena
2) i miei genitori, fratelli e nipoti stanno bene
3) ho passato il test scritto per il corso di sartoria, quindi non sono del tutto un'idiota
4) ho ancora una casa, una macchina e una bicicletta, un pianoforte in affitto e un corso di piano pagato
5) ho delle amiche, nuove e ritrovate
6) sto mangiando come un porco ma nessuno mi ha ancora detto che sono ingrassata
7) quando mia figlia non è con me ho del tempo libero (troppo però)
8) ho due gambe e due braccia funzionanti, posso vedere i tramonti, il mare e la neve, posso sentire i suoni della natura e posso dire ti voglio bene a chi amo

MALE
1) ho una splendida figlia, ma non posso darle una famiglia felice e serena
2) il mio ex marito e la sua ex amante (ora è passata di livello e si definisce nuova compagna) mi rendono sempre la vita difficile
3) sono sempre in ballo con avvocati
4) non ho un lavoro e tra pochi mesi finirà la disoccupazione
5) mia cugina ha delle metastasi, sono sotto controllo da quasi due anni, ma ci sono sempre
6) ogni volta che vorrei comprare qualcosa devo sempre fare i conti con la disoccupazione
7) ho una figlia part time e questo mi fa soffrire molto
8) ho la sinusite cronica, mal di stomaco da un mese e vari altri malesseri
9) mi domando spesso cosa voglio fare nella vita, ma non ho ancora trovato una risposta
10) dormo troppo poco

Per adesso vince il male anche se non di molto. Purtroppo però capita che il peso del male sia molto superiore a quello del bene e questo mi fa stare male. Poi l'aver perso il lavoro e non essere ancora riuscita a fare uno straccio di colloquio mi ha ulteriormente buttata giù.
Ci vorrebbe uno scossone, qualcosa di molto grande da mettere nell'elenco del bene.

giovedì 26 novembre 2015

tiremm innanz  

Sono qui, a casa, aspettando di mettere il pollo nel forno e preparare il pranzo per Margherita. Oggi è con me e posso decidere IO di non farla mangiare in mensa. Da domani sarà con suo padre fino a lunedì e poi di nuovo con lui fino a giovedì sera. Questa non può essere vita, per nessuno …

Sono in sala, con gli operai che ridipingono le persiane e gli infissi, uno per finestra, senza tende e io in bella mostra. Uno di loro mi ha detto, vedendomi al computer: “Bello lavorare da casa”, gli ho risposto “Eh sì”, ma ho pensato, ad avercelo un lavoro..
Mangio patatine e scrivo, e penso, e vivo la mia vita cercando soluzioni per non ritrovarmi sotto un ponte tra pochi mesi.
Ho cominciato un corso di paghe e contributi senza crederci molto. Due giorni a settimana, dalle 18:30 alle 21:30 che andrà avanti fino a quasi Natale e che mi tiene lontana da mia figlia quei pochi giorni che è con me.
Ieri sera ho fatto un test per un altro corso, doveva essere di contabilità, ma quest’anno non è stato approvato dalla mia regione e quindi ho dovuto optare per uno di sartoria; sia mai che scopro che è il taglia e cuci il mio destino. Non ho molte speranze, eravamo in 90 persone per soli 20 posti …
Intanto rispondo ad annunci, tampino le agenzie, almeno quelle che fanno ancora entrare e ringrazio il cielo per quei momenti in cui non mi cadono altre tegole in testa.

Vedo case, sempre in affitto, che senza un lavoro” ma ‘ndo vai”? Ne ho vista una bellissima, con un ingresso grosso come camera mia, una camera grossa più del mio soggiorno e compresa di bagno, un camino e due camerette. Era all’interno di una villa  e l’affitto era poco più di quello che pago adesso. Peccato che il giardino non si poteva usare perché era di proprietà del primo piano e l’appartamento si trovava al terzo piano senza ascensore. Mi sono vista con 6 buste della spesa e una confezione da 9 litri di acqua maledire l’assenza dell’ascensore e quindi ho deciso che no,  non era il caso. Aspettiamo.
Aspettiamo, che nella vita non si sa mai, magari aveva ragione la mia psicologa quando mi ha detto: “ Adesso la vita le va così, ma non può sapere se il futuro le riserverà un uomo che la renderà felice e che magari sarà anche ricco, così potrà permettersi la casa col giardino che tanto invidia al suo ex marito”.

Ah ah ah.

martedì 17 novembre 2015

avvenimenti  

Sabato scorso sono stata a Torino. Dopo averlo detto per settimane sono finalmente riuscita ad andare a vedere la mostra di Monet alla Galleria d’Arte Moderna. Ero già stata a Parigi a vedere la Gare d’Orsay e ne ero rimasta estasiata. Adoro l’impressionismo e non me n’ero resa conto fino a quando ho potuto ammirare dal vivo i quadri di Monet, Renoir, Manet e tanti altri straordinari pittori. E’ inutile, quando si è costretti a studiare qualcosa non si riesce a comprendere davvero la grandezza di quello che si ha davanti.
Infatti è stato a Parigi che ho potuto comprendere la bellezza di certi paesaggi, l’incredibile capacità di catturare la luce, di reinterpretarla. Ed è per questo che quando ho saputo della mostra di Torino ho deciso che dovevo andarci. Mi è piaciuta molto, e mi è piaciuto anche soffermarmi davanti ai quadri, nonostante la molta gente, e guardare, studiare e cercare di capire come si possa dipingere in modo così perfetto. I quadri che preferisco sono quelli dei paesaggi invernali, dove Monet è riuscito a esprimere la luce in modo eccezionale.  Mi piacerebbe poterci tornare, magari non di sabato e magari da sola, per poter passare ore e ore a osservare questi capolavori.
Dopo la mostra siamo andate a fare un giro a Torino, già addobbata per Natale e siamo entrate in un negozio pieno zeppo di oggetti natalizi. Conto di tornarci sabato prossimo con Margherita per farle vedere il Museo Egizio.

Ieri ho deciso che è arrivato il momento di cambiare casa, non è più possibile vivere in un posto in cui tutti i fine settimana vengono i proprietari della corte per controllare quello che facciamo noi poveri inquilini. Sembrano degli avvoltoi. Non possiamo neanche più aprire il garage tranquillamente perché se vedono uno scatolone di troppo o se non pulisci il pavimento almeno una volta a settimana ti cazziano. L’ultima è stata che non posso tenere il tavolino e lo sdraio sul terrazzo perché sono di due azzurri diversi.
Siccome le vicende di questi ultimi anni sono state un po’ pesanti e io sono un po’ nervosa mi sono discretamente arrabbiata e così ho deciso che è arrivata l’ora di cambiare casa.
Giovedì andrò a vedere un appartamento.

La scuola si è evoluta e adesso se si vuole sapere come vanno i nostri figli bisogna guardare on line sul registro elettronico.  Qualche giorno fa hanno pubblicato i primi voti di Margherita. Il commento di mia mamma è stato: “Come mai voti così bassi?”  L’ho guardata stranita pensando che io voti così non li ho mai presi. Ha tre nove un otto e mezzo e tutti otto. Non si può essere tutti secchioni, ma direi che sta andando molto bene visto che altri bambini hanno anche dei sette.
 
Ci sono stati dei nuovi attentati a Parigi. Sono morte delle persone, persone inconsapevoli e persone consapevoli. Mi sono chiesta come si fa a rieducare al valore della vita? Come si fa a far capire che non ci sono soldi e non ci sono promesse che valgano la propria vita e quelle degli altri, quando siamo i primi a non crederci? Ci vendiamo e vendiamo per soldi ogni giorno …
Ascoltando la televisione e vedendo quello che era successo mi è venuto in mente un episodio accaduto lo scorso settembre mentre ero a Roma con mia figlia. Eravamo appena uscite dal Colosseo e passeggiavamo per una via che costeggiava i Fori. Sulla nostra sinistra c’era un muretto con sedute diverse persone tra cui parecchi extracomunitari. Era pieno di polizia, come del resto tutto il centro di Roma.
A un certo punto il mio sguardo è andato casualmente su un extracomunitario fermo davanti a me. Lui si è guardato a destra e a sinistra, si è tolto lo zaino che aveva sulle spalle e lo ha nascosto dietro al muretto, proprio mentre stavamo passando davanti a lui e poi è scappato.
La mia testa si è annebbiata per un attimo e ho avuto paura. Ho preso mia figlia per mano e le ho detto di correre. Mi sono allontanata fino a quando, vedendo che non succedeva niente, ho capito che non era una bomba. Non sapevo cosa fare, se avvisare la polizia che era presente o andare via; alla fine sono andata via.
Quando l’ho raccontato, tutti mi hanno detto che sicuramente era droga: sfacciato spaccio di droga davanti alla polizia e a mille persone.
Adesso, alla luce di quello che è successo a Parigi penso: e se fosse stata una prova, una specie di addestramento per vedere se era possibile abbandonare uno zaino/bomba in una zona super turistica senza che qualcuno se ne accorgesse?
Forse dovevo fermare un poliziotto, forse è così che anche noi possiamo combattere il terrorismo, forse non dovevo far finta di niente, o forse sono solo mie fantasie e guardo troppa televisione …

martedì 10 novembre 2015

quando perdi il lavoro  


Conclusa  la vicenda Duran Duran adesso posso concentrarmi sui problemi che costellano ultimamente la mia vita reale.
Comincerei con quello che in questo momento mi preoccupa di più: la disoccupazione.
Ebbene sì, da ormai dieci mesi faccio parte di quell’11,8% di persone che in Italia non hanno un lavoro in regola (io per la verità non ce l’ho neanche in nero).
A vederlo, questo numero, non mette neanche molta paura, viene da dire “11,8%, che sarà mai? Non sembra così difficile ricollocare questo piccolo numero di persone, se poi penso che io ho una bella e lunga esperienza, non sono più a rischio figli e mia figlia è già piuttosto grande, non dovrei avere grosse difficoltà a ritrovare un lavoro, magari accontentandomi anche di una retribuzione più bassa”.
Questo era quello che pensavo quando il gruppo aziendale in cui lavoravo ha chiuso i battenti.
Ma sì, era da un po’ che il lavoro mi andava stretto; volevo crescere, cambiare, fare nuove esperienze.
I primi mesi ho un po’ cazzeggiato, forte di quattro mensilità di preavviso e di un buon TFR (ormai volatilizzato). Dopo 12 anni di lavoro ininterrotto un piccolo periodo di relax ci vuole proprio, ti rigenera, ti fa capire che la vita è un’altra cosa e non te ne accorgi fino a quando non provi a fermarti e guardarti intorno.
Poi ho cominciato, come fanno tutti, a cercare nei siti di lavoro: infojob, job360, helplavoro e così via.
Quando ti registri su questi siti cominci a farti delle domande a cui riesci a darti una sola risposta. Ogni giorno mi arrivavano delle mail da questi siti con tre o quattro offerte di lavoro inaspettatamente proprio nella mia zona e altrettanto inaspettatamente perfettamente rispondenti al mio profilo. Una volta addirittura mi è arrivata un’offerta in cui cercavano una persona che sapesse usare proprio un programma che credo usasse solo la mia ditta.
Rispondevo a tutto, ma mai nessuno mi chiamava neanche per un misero colloquio. Allora ho cominciato a rispondere anche ad annunci per lavori di livello più basso rispetto alle mie competenze, tipo commessa, receptionist, ma anche in questo caso non ho avuto riscontri.
Il secondo passo è stato quello di andare direttamente nelle agenzie interinali, ma la maggior parte ti rimandano al sito per l’iscrizione e quelle poche che ti fanno entrare ti parlano di crisi. Comunque mi sono iscritta a tutte le agenzie e rispondo a tutti gli annunci che pubblicano senza avere risposta e parlo anche di agenzie di Milano e non di una piccola cittadina sperduta tra i monti.
Mentre rispondevo agli annunci, cercavo anche di informarmi sui metodi più efficaci per trovare lavoro e scoprivo che secondo varie ricerche  spedire il proprio cv alle ditte è un’assoluta perdita di tempo. Poco meglio va a chi cerca lavoro via internet, mentre sembra funzioni di più presentarsi direttamente nelle ditte.
La strategia migliore, però è quella delle conoscenze (ma guarda un po’); in sostanza dai il tuo curriculum a qualcuno che conosci e lo fai consegnare direttamente alla ditta in cui lavora sperando che stiano cercando proprio te.
Ora per quanto riguarda le mie poche conoscenze, io il cv l’ho dato pure al mio fruttivendolo che tanto mi ha aiutato durante la separazione, mentre per quanto riguarda la faccia tosta di andare direttamente nelle aziende, non avendola, ci sto lavorando.

In conclusione sono ancora senza lavoro, però tutta questa esperienza mi ha aiutato ed entrare in una profonda crisi esistenziale: voglio tornare a fare quello che ho fatto fino adesso, cosa ho costruito nella mia vita, sono soddisfatta di quello che sono?
In quanti hanno la fortuna di poter dire di essere pienamente felici della propria vita?
Io se potessi tornare indietro cambierei molte cose …

mercoledì 4 novembre 2015

duran duran milano2015  

 
 

Perché un' immagine vale più di mille parole
 
il firmacopie
 
 


     Per l' attesa più dolce da sopportare
      Per la tua simpatia nei nostri confronti
      Per la tua forza nel sopportare tutte quelle ore nonostante non stessi bene
 
             Per la tua gentilezza ed eleganza anche se un po' distaccate
          Per il tuo hello, how are you? come se ci conoscessimo da una vita
                          Per la bellissima giornata
 
 


Il concerto



 Per una straordinaria Milano
Per la bellezza
 Per la vostra energia e sinergia
 Per essere capaci di far sparire per un attimo tutti i problemi
Per il tuo dolce saluto, come sempre
Per la vostra musica e i vostri show












Per tutto questo e per tanto ancora.

mercoledì 21 ottobre 2015

duran duran a milano  

E alla fine il grande giorno è arrivato. Il conto alla rovescia è quasi terminato: domani, dopo 1188 giorni rivedrò Simon, John Nick, Roger e Dom, i Duran Duran.
Sono molto felice, saranno quattro giorni intensi vissuti insieme alle mie più care amiche duraniane (ne manca una a casa a fare la mamma di una bimba di pochi mesi e mi mancherà parecchio). Ci siamo più o meno organizzate, domani si va alla ricerca dell' hotel e venerdì saremo alla Mondadori per farci firmare il cd, abbiamo i pass!!! (ma ho paura che non troverò il coraggio).

Da ieri sto studiando i miei outfit e da ieri ho cominciato lo shopping sfrenato pro Duran Duran.
Ogni volta che arrivano in Italia il mio armadio si riempie di vestiti e scarpe nuove e il mio conto in banca diminuisce!!! Ma va bene così, tanto vengono ogni morte di papa!
Oggi devo andare a cercare delle scarpe, le ho già in mente, avranno di sicuro un bel tacco per sentirmi all'altezza di Simon!!!

Siamo euforiche, impazzite; studiamo orari aerei, hotel di lusso a Milano, parcheggi e vie delle varie radio in cui dovranno andare.

Insomma l'ora è arrivata e quando tornerò a scrivere su questo blog tutto sarà già passato e chissà che cosa avrò da raccontare. Speriamo solo cose belle.



martedì 13 ottobre 2015

nostalgia: io e i duran duran  

Da qualche settimana mi sono messa a riutilizzare l'inglese, perché da quando non lavoro più non ho più la possibilità di comunicare in inglese con nessuno.
Quindi cosa ho fatto? Ho unito l'utile al dilettevole e mi sono messa a guardare tutte le interviste, vecchie e nuove, dei Duran Duran.. Inutile dire che parlare con un cinese o un tedesco piuttosto che con un francese non è la stessa cosa che capire un inglese purosangue. All'inizio è stato piuttosto difficile e contrariamente a quanto pensassi, non è stato Simon a darmi i maggiori problemi. Poi, poco alla volta, ho cominciato a comprendere il senso di quello che dicevano ed è sparita la fatica della concentrazione ed è cominciato il divertimento. Ci sono dei video fortissimi, che mi hanno fatto sbellicare dalle risate e video che mi hanno riportato indietro di mille anni. Quegli anni in cui i Duran Duran erano i DURAN DURAN, cercati da tutti e con folle di ragazzi urlanti che riempivano gli studi televisivi e bloccavano le strade pur di vederli.
Io in quegli anni avrei voluto tanto essere tra quelle ragazze con gli occhi sognanti, ma ero troppo piccola e il massimo che mi è stato concesso è stato andare a un concerto accompagnata dai genitori! Poi sono un po' cresciuta, ma studiavo e nessuno mi prestava la macchina per fare gli inseguimenti, o i soldi per una stanza nel loro hotel. E ancora mi sono dovuta accontentare solo di un concerto (tranne quella volta che sono scappata di casa per vedere il secondo concerto di Milano, ma questa è un'altra storia). A tutto questo si è aggiunto, troppo presto nella mia vita, lo Stronzo e allora anche i concerti sono diventati una dura conquista oltre che una continua bugia ( come quella volta che ho detto di dover andare ad una cena coi colleghi e invece sono partita per Genova). Avevo la macchina, avevo i soldi, ma non avevo l'indipendenza emotiva, tranne quando l'arrivo dei Duran coincideva con i suoi viaggi di lavoro: allora era festa.
Ad un certo punto è cambiato di nuovo qualcosa e lo Stronzo si è auto fanculato con la Nanetta e mi sono trovata con la macchina, i soldi e la libertà di poter fare quello che volevo. Ma non stavo bene, perché quella libertà rappresentava un fallimento troppo pesante che non mi permetteva di essere felice.

Adesso guardo i video degli anni ottanta e mi rivedo bambina mentre gioco in giardino con i vicini e dico "io da grande diventerò un'attrice famosa e mi sposerò con Simon Le Bon" e vedo loro giovani e belli e provo molta nostalgia per quegli anni, dove niente ci era precluso e tutto era possibile, perfino sposarsi con Simon Le Bon.

Oggi mi ritrovo qui, a pochi giorni dal loro ritorno in Italia e certo, non sono la signora Le Bon e loro non riempiono più gli stadi, ma tutto è più semplice, tutto è finalmente possibile.
So già che a Milano non sarò l'unica insieme alle mie amiche e troveremo sicuramente un bel gruppetto di fan che si guarderanno un po' in cagnesco, (non so perché, ma mi ricordo di un ragazzo alto e magro quasi sempre presente, chissà se ci sarà) perché "tu sai in che hotel sono e non lo dici", ma questa volta io sarò presente al 100%  pronta a vivermi queste due intense giornate, pronta ad aspettarmi il meglio, ma anche pronta a non restarci male se loro non saranno nello spirito giusto per accontentare noi fan.

Non vedo l'ora.

venerdì 2 ottobre 2015

22 OTTOBRE 2015: X FACTOR (io ci sarò)  

Ecco, allora è inutile girarci intorno, fare giri di parole, scrive, rileggere e cancellare perché la scrittura non è il mio forte.

La situazione è questa: ieri mi è arrivato un messaggio che non mi aspettavo, o meglio che mi aspettavo di ricevere, diciamo, la prossima estate. Lo trascrivo pari pari per dovere di cronaca:

ARRIVANO!
22 OTTOBRE
XFACTOR
 
Ora, non c’è stato bisogno di aggiungere altro, e chi mi ha mandato il messaggio già lo sapeva.
Quindi la notizia è:

I DURAN DURAN VERRANNO IN ITALIA TRA ESATTAMENTE 20 GIORNI DA OGGI.

Non sono capace di esprimere quello che ho provato, ma si è avvicinato in maniera incredibile a quello che provavo quando consideravo la mia vita perfetta, ero felice e in questo turbine di felicità si aggiungeva l’immensa gioia di poter rivedere i Duran Duran.
Ricordo ancora una delle ultime volte, quando la mia famiglia era ancora composta, e i Duran dovevano venire a Milano per un’intervista alla radio. Andavo a lavorare in macchina, guardavo il cielo azzurro e ci rivedevo gli occhi di Simon. E sorridevo, la vita era più facile,  ed ero felice.
Poi c’è stato quello che c’è stato e la mia vita è diventata un buco nero e in questo buco nero i Duran Duran erano un raggio di luce, ma non abbastanza forte. Non riuscivo a essere felice. Erano una distrazione e sono stati un incredibile aiuto quell’estate in cui pensavo di non farcela. E’ stato un salvagente poterli seguire in giro per l’Italia, godermeli in prima fila, la prima prima fila della mia vita. Poter stare di nuovo con le mie pazze amiche duraniane sparse per l’Italia.
Ma non era la stessa cosa. Non ero felice, l’attesa di poterli vedere non era così eccitante come in passato. Avevo un enorme peso che mi portavo dietro e dentro di me che mi impediva di vedere le cose belle della vita, tra cui i miei Duran Duran.
Adesso qualcosa è cambiato, era già da un anno che la vita cominciava ad avere un profumo diverso, più dolce. Ma non osavo fidarmi molto, è stato tutto così difficile, duro e pesante in questi ultimi anni che ormai credevo che niente sarebbe stato più come prima.
Invece ieri quel messaggio è stato un’illuminazione, nel senso che mi ha illuminato. Sono tornata quella di un tempo, quella che fa il conto dei giorni, che guarda il cielo e si immagina degli occhi indimenticabili, che sogna, che si manda i messaggi con le amiche per escogitare le strategie migliori: si va a x factor o si resta fuori? Perché se entri poi non puoi più uscire fino alla fine, si va a Malpensa? Si va sotto l’hotel?si va in radio?I miei neuroni sono impazziti…
E anche se in tutto questo le cicatrici mi ricorderanno il passato, finalmente ci scherzo su e riesco perfino a  trovare il mio stato di disoccupata una grazia, almeno fino al 23 di ottobre …

Da oggi fino al 23 ottobre sarò assolutamente monotematica: in questo blog si scriverà solo di DURAN DURAN

mercoledì 23 settembre 2015

la mia estate  

Finalmente sono tornata in possesso del mio computer dopo che per l’ennesima volta ha avuto dei problemi.  La prossima volta giuro che lo cambio (se nel frattempo avrò trovato un lavoro).
Quest’estate appena trascorsa è stata bellissima e mi ha fatto scoprire il secondo vantaggio dell’essere disoccupata: dopo non so quanti anni, questa estate non è durata solo tre settimane ma tre mesi.
E’ brutto scoprire come l’abitudine ti porti a dimenticare la bellezza delle cose. Quando lavoravo la mia estate iniziava con l’inizio delle ferie e cioè intorno all’inizio di agosto e finiva con il rientro al lavoro e cioè poco dopo Ferragosto.
Quando partivo per un viaggio non riuscivo a godermelo appieno perché i giorni di vacanza erano troppo pochi e il rientro dal viaggio coincideva con il rientro sul lavoro. Quindi fine dell’estate.
Quest’anno è stato diverso, quando tornavo da un viaggio le mie vacanze non erano finite, non dovevo ricominciare a svegliarmi presto e stare fuori tutto il giorno. Potevo pensare di organizzare qualcos’altro. E così ho fatto.
Sono stata al mare con mia figlia, sono stata al mare da sola e mi sono divertita un sacco con mia cugina, sono stata Roma con mia figlia e abbiamo fatto anche piccole gite e giornate in piscina.
E’ stata una delle più belle estati degli ultimi anni, un’estate di scoperte, di uscite con amiche, di avventure con mia figlia. Un’estate in cui, come si dice da noi, mi sono disciulata.

E pensare che era iniziata male, con la festa di compleanno a Disneyland Paris annullata perché si pensava che mia mamma avesse un tumore e stava per finire male con l’offerta finita di settembre  sempre per Disneyland. Ma poi a una delusione è seguita una cosa bella e per il compleanno abbiamo avuto la bella notizia che mia mamma non aveva niente di così terribile e ci siamo divertite un mondo a Gardaland e a settembre invece di riprovarci con Disneyland siamo state a Roma.  Già Roma, Roma che è diventata la mia città italiana preferita, rimpiazzando Torino. Vivere in una città così piena di storia, di vita, di musica e di bel tempo credo che sia diventato il mio sogno proibito. Se potessi ricominciare la mia vita, tornare indietro a quando ancora tutto era possibile, credo che mi trasferirei a Roma. Sicuramente invece di andare a studiare a Pavia per seguire uno Stronzo sarei scappata a Roma. Chissà come sarebbe la mia vita adesso. Magari avrei avuto una figlia che diceva:  che se magnamo stasera? E io nel frattempo sarei diventata una chiattona a forza di mangiare cacio e pepe.

mercoledì 19 agosto 2015

SI RIPARTE  

Domani mattina a quest'ora mi troverò in viaggio diretta in Abbruzzo. Dopo non so quanti anni, questo sarà il primo viaggio senza mia figlia, che in questi giorni si starà abbuffando di cannoli siciliani, beata lei.
Sarà un viaggio in cui potrò leggere, ascoltare musica o semplicemente guardare fuori dal finestrino.
Potrò fare un bagno, tempo permettendo, senza dover stare attenta a mia figlia, potrò uscire il pomeriggio e perdermi per le vie della città, camminando per ore e ore. Adoro camminare. Potrò fare colazione alle 11 o non farla per niente, potrò uscire la sera, andare a correre sulla spiaggia e soprattutto potrò parlare per giornate intere con mia cugina.
Riabbraccerò mia nonna, che ogni volta che la saluto ho paura di non rivederla più. Morirò dalle risate con mio cugino, alimenterò la mia autostima con gli infiniti complimenti di mia zia; mia zia che ogni volta che vado sembra che mezza città si innamori di me, manco fossi Charlize Theron!
Mi godrò questo breve spazio cercando di pensare che quando tornerò rivedrò, dopo pochi giorni, la mia bambina.
E poi settembre, tempo di nuovi inizi con la scuola primaria, sono più emozionata io di lei, con la nuova ricerca di lavoro, con i nuovi difficili accordi per il divorzio e con l'uscita del nuovo album dei Duran Duran.
Sono così pronta ad affrontare tutto questo che quasi non mi riconosco. Sono sempre più forte, più propositiva, più pronta. Certo c'è ancora tanto su cui lavorare e forse non basterà tutta la vita, ma sono più serena, a volte mi sembra quasi di poter essere di nuovo felice come una volta. E non avrei mai creduto che potesse succedere dopo quello che ho passato.
Sono pronta e sono qui adesso. Riprendo in mano la mia vita, io, senza il bisogno di nessun uomo da cui dipendere, da cui farmi annientare.
Sono io la migliore o peggior artefice del mio futuro.



sabato 15 agosto 2015

grazie duran duran  

Ieri pomeriggio ho salutato la mia bambina cercando in tutti i modi di non farle capire quanto mi mancherà per le prossime due settimane. Perché una mamma deve essere capace anche di questo, nascondere le sue emozioni per non rattristare i propri figli.
Adesso mentre sto scrivendo lei è su un aereo diretta in Sicilia, ho visto le spiagge in cui andrà e sono contenta per lei, anche se questa vacanza non la farà con me.
Quando suo papà è venuto a prenderla ero tristissima, è la prima volta che staremo lontane per quindici giorni. Mi veniva da piangere, così ho preso la macchina e ho deciso di andare a comprarmi un paio di scarpe consolatorie. Il risultato è stato che le scarpe non le ho trovate, ma sono tornata a casa con un bellissimo miniabito. Era dal lontano 2000 che non compravo un vestito corto e sexy e forse non lo metterò mai, o forse in autunno ci sarà l’occasione giusta per indossarlo, ma questa cosa mi ha risollevato il morale. E riprovando il vestito e i leggings comprati e abbinandoli a tutte le mie scarpe possibili, sono arrivata a sera meno triste e sono andata a dormire pensando che il giorno dopo sarei andata a correre. E stato allora che guardando su twitter ho scoperto che i Duran Duran avevano reso disponibile la terza canzone del loro nuovo album: la tristezza è quasi sparita ascoltandola.
Questa mattina mi sono svegliata presto, ho fatto colazione, mi sono messa i pantaloncini e la canottiera e sono uscita. Sono arrivata in cortile e ha cominciato a piovere. Sono tornata indietro pensando che il destino mi volesse grassa e triste e sono andata a dare da mangiare al gatto della vicina che, visto che è ferragosto, lei è in montagna. Quando sono tornata a casa aveva smesso di piovere e ho deciso che il mio destino lo decido io e che sarei andata a correre a costo di tornare bagnata fradicia. Dicono che correre con la pioggia sia più bello.
Così è stato e ho vinto io perché non ha piovuto ed era bello fresco.  Ho corso senza fermarmi per quasi cinque chilometri e come inizio dopo due anni di inattività mi ritengo soddisfatta. Poi l’ultimo pezzo l’ho fatto ascoltando le nuove canzoni dei Duran Duran che mi hanno dato l’energia per arrivare fino in fondo.
In questo momento sono in modalità “riproduci di nuovo” ed è da quando sono tornata che continuo a sentire Paper Gods, la mia preferita tra le tre canzoni. E intanto mi proietto nel futuro, quando a settembre uscirà l’album e cominceranno a promuoverlo anche in Italia.

E con questi pensieri positivi la mancanza della mia bambina diventa un po’ più sopportabile.

mercoledì 29 luglio 2015

vacanze 2015  

Vorrei scrivere che le nostre vacanze a Rimini sono cominciate con un viaggio in treno confortevole e con giornate allegre e spensierate dove tutto è stato perfetto.
Invece abbiamo iniziato con un treno, il Milano Lecce, che fino a Rimini ha accumulato un ritardo di 100 minuti, ma questo per noi non sarebbe stato un dramma, tanto andavamo in vacanza. Il problema, che ha fatto scatenare la mia ira e quella di due carrozze del treno, è stato che fin dalla partenza l’aria condizionata non funzionava. Per dovere di cronaca devo dire che viaggiavamo in prima classe, sai così viaggeremo meglio.
Abbiamo fatto dall’una del pomeriggio fino alle 6 di sera una sauna continua. E a nulla sono servite le bottigliette da mezzo litro che ci hanno fatto trovare all’inizio della carrozza a Bologna. Tra le altre cose non sono neanche bastate per tutti.
Insomma abbiamo iniziato la nostra vacanza in modo per niente rilassante grazie alle Frecciabianca e a Trenitalia.
Però una volta arrivati a Rivazzurra ci siamo lasciate il viaggio alle spalle e abbiamo iniziato la nostra vacanza. La domenica è passata bene, hotel carino, camera un po’ piccolina, ma il bagno era finestrato! Il personale era molto disponibile e che bello scoprire che la piscina era riscaldata. Poi c’era l’aria condizionata e dopo giorni passati a sudare in casa, entrare in una stanza fresca era un sogno.

Poi però è iniziato il periodo no. Domenica notte ho cominciato a stare male e lunedì avevo la febbre. Ho passato tutto il giorno in camera e ho ringraziato la buona sorte di avere mia mamma vicino che si è presa cura di Margherita portandola al mare e in piscina. Martedì ho provato ad andare al mare, ma poi mi sono rinchiusa in camera priva di energia. Ho ripreso di nuovo gli antibiotici e per evitare il mal di stomaco ho preso pure la vitamina b.
Mercoledì stavo meglio ed è potuta iniziare la vera vacanza che si può riassumere in: mare, piscina, mangiare, animazione e dormire.
Le giornate sono state bellissime, contro ogni mia aspettativa catastrofica di tempeste e uragani. Ho passato un po’ di tempo sdraiata ai bordi della piscina senza fare niente pensando che non avrei dovuto fare niente anche dopo, perché qualcuno lo faceva per me.  Niente casa da pulire, niente pranzi e cene da preparare, niente spesa da fare, niente gatto miagoloso. Il paradiso, troppo breve però che, fortunatamente, si è concluso con un viaggio di ritorno decente.

Alla fine di queste vacanze questo è quello che mi è rimasto:

i figli fanno superare i tuoi limiti e non solo quelli di sonno:
non avrei mai affrontato un mare con cavalloni più alti di me, ma per vedere la felicità negli occhi di mia figlia l’ho fatto. Io che non so nuotare incrociavo le dita e cercavo il bagnino ogni volta che vedevo un’onda che mi avrebbe travolto. Mia figlia invece ci si tuffava e anzi le andava a cercare.
Non avrei mai fatto un bagno a mezzanotte e invece mia figlia mi ha costretto ed è stato divertente. Per questo devo ringraziare gli animatori che hanno organizzato la serata. Già, gli animatori, che meriterebbero un post a parte. In tutti gli hotel che ho visitato non ne ho mai trovati così complici coi bambini, si facevano fare di tutto. Io non avrei avuto la loro pazienza!
E’ stato messo in dubbio uno degli assiomi o mantra degli ultimi cinque anni della mia vita: mai, mai e poi mai potrei essere attratta da una persona molto più giovane di me. Al massimo due o tre anni in meno.
E’ stato come quando l’altra mia certezza "io non voglio andare a letto con Simon Le Bon” si è sciolta sotto le fiamme del suo sguardo sexy, provocatorio e ubriaco.

Però, cavolo, questa persona incarnava (quasi) il mio ideale di perfezione maschile. Alto, con un corpo perfetto: spalle larghe, ma non troppo, vita stretta e gambe magre ma toniche. Capelli di media lunghezza, biondo scuro un po’ mossi. E che dire degli occhi, quando è venuto a prendermi tra il pubblico per portarmi sul palco a fare uno sketch ho avuto una visione. Erano gli occhi di Simon, lo stesso azzurro in cui mi tufferei senza pensarci due volte e in cui mi sarei tuffata se non ci fossimo accorti l’uno dell’altro troppo tardi.
E meno male, mi viene da riflettere, perché in realtà una cosa gli mancava, anzi dieci cose: 10 anni in più…

Ps: non è che lui fosse uno che va con le vecchie! E che per qualche strana ragione ci sono persone che arrivano a darmi più di dieci anni in meno.

venerdì 17 luglio 2015

si parte  

Domani finalmente partiamo per la nostra settimana di vacanza.
Andiamo a Rimini, precisamente a Rivazzurra, e speriamo che il tempo regga, perché a tutti questi giorni di caldo assurdo ho paura che seguiranno giorni di temporali e spero non succeda quando noi saremo al mare.
Oggi dobbiamo fare un miliardo di cose. Devo ancora fare la valigia, prelevare i soldi, portare il gatto nella sua pensione, portare dentro le piante ( e speriamo che non muoiano, perché dovranno stare senza acqua), preparare i toast per il viaggio, mandare una mail e altre mille cose che sicuramente mi dimenticherò.
Tra tutte queste cose, quella che mi da più ansia è portare il gatto in quella che sarà la sua casa per dieci giorni. E' la prima volta che la porto, di solito quando andiamo via si prende cura di lei mio fratello, ma questa volta non può e Diamante dovrà adattarsi a questa soluzione. Sono davvero preoccupata, perché è un gatto strano e potrebbe reagire non mangiando e miagolando tutto il giorno.

Io ce la metterò tutta per passare una settimana divertente e rilassante, anche se quando parti con un bambino di rilassante rimane ben poco. Ci faremo tanti bagni e se riusciremo faremo anche qualche gita con la barca.

Adesso via con i preparativi perché di tempo a disposizione prima che lei si svegli ne è rimasto veramente molto poco.






mercoledì 15 luglio 2015

non mi fai piu male  

E’ arrivata due giorni fa, silenziosa  come una pugnalata nella schiena, improvvisa come un temporale d’estate. 
E’ arrivata e io sapevo già che sarebbe successo. L’aspettavo, anzi, ogni mattino  appena sveglia, mi chiedevo come mai non fosse ancora tra le mie mani.
Sapevo che non si sarebbe fatta aspettare e che ce l’avrebbe messa tutta per colpirmi più forte che poteva, per rilanciarmi sull’orlo del mio abisso personale.  Mi avrebbe strattonato, tramortita, mi avrebbe spinta fino al limite del precipizio e poi con un piccolo soffio mi avrebbe lasciato cadere.
Ero pronta, avevo cercato tutti gli appigli che avevo a disposizione, tutti gli aiuti disponibili, così mi sono seduta e ho cominciato ad aspettare.
Poi, per un attimo,ho abbassato la guardia, mi sono rilassata, sono uscita e non ci ho più pensato.
 E lei è arrivata. Mi aspettava al mio rientro.
L’ho presa, non pesava molto, e l’ho messa in borsa . Ho guardato mia figlia, le  ho sorriso e ho rialzato i pugni.
L’ho aperta come se fosse una lettera  qualsiasi mentre mia figlia giocava e l’ho letta mentre preparavo il pranzo:

“invito a stipulare convenzione di negoziazione scioglimento del matrimonio (divorzio)”

 Ma io ti aspettavo e tu non  hai potuto fare niente, non mi hai spostato neanche di un passo, perché ero ferma, pronta a questo ennesimo colpo.  Non ho sentito niente, nemmeno un pizzico di tristezza per il sigillo del fallimento.

Ci siamo fatti troppo male, ci siamo detti cose irripetibili e abbiamo raggiunto livelli di squallore tali da voler solo buttare un secchio pieno di candeggina sul passato.

Siamo diventati delle persone diverse, con le quali mai e poi mai avremmo voluto avere a che fare.

Io non sono più io e tu non sei più tu, come abbiamo fatto a stare insieme per quasi vent’anni?

Sei diventato uguale a tuo padre, quel padre a cui mai e poi mai avresti voluto somigliare. E invece era  nel dna, era scritto ed è stato un bene per me non essere più accanto a te.

Non sei il mio tu, perché se lo fossi davvero, sarebbe tutto molto, ma molto più triste.

venerdì 10 luglio 2015

post della sera  

E' venerdì sera e mi ritrovo seduta sul mio letto, con il gatto vicino ai piedi e la finestra aperta per far entrare un po' d'aria.
Sarebbe una bella sera, perché non è più caldo come le scorse notti, e dalle finestre entra la musica di un gruppo che suona in piazza: c'è una festa, è di nuovo notte bianca.
Ascolto le canzoni e non mi sento né triste né felice, mi manca qualcosa. Forse un uomo con cui correre in piazza a bere birra da una bottiglia e prenderci per mano e ridere e ballare come matti in mezzo alla gente. E poi, quando la musica finisce, prendere la macchina e andare al mare, sulla spiaggia a guardare le stelle e ridere felici.
Ma forse non è questo che mi manca davvero. Perché un uomo, una relazione, potrebbe sì darmi le stelle le risate, la spensieratezza, ma insieme dovrei accettare anche le cose negative e non sono sicura di volere tutto il pacchetto di nuovo.
Quello che invece mi renderebbe contenta sarebbe avere con me mia figlia. Uscire con lei e ballare con lei con in mano una bottiglietta di acqua e menta. Ma forse anche questo non mi riempirebbe totalmente.
Non so, ma questa è una di quelle sere in cui mi sento a metà, mi manca qualcosa, qualcosa che potrebbe riempire la mia vita, che potrebbe darle un senso. Qualcosa che potrebbe farmi uscire da questa bolla che mi sono costruita in tutti questi anni e che mi ha impedito e mi sta impedendo di essere felice.

domenica 5 luglio 2015

DI PREPOTENTI E DI LAVORO CHE MANCA  

Oggi sarebbe dovuta tornare mia figlia dopo una settimana passata in Liguria con la sua nuova "famiglia". Scrivo sarebbe, perché ieri sera quell'essere squallido e prepotente di suo padre, ha deciso di prendersi un giorno in più e quini di riportarla da me domani.
Inutile dire che c'è stata l'ennesima lite furiosa in cui ovviamente ha vinto il più prepotente.
Quindi mi è piombato addosso un ulteriore giorno di ferie dal lavoro di mamma. E dire che ieri avevo fatto la spesa, programmato la giornata di oggi, pulito a fondo la casa. Se l' avessi saputo avrei fatto tutto con più calma.
Comunque in questi ultimi due giorni sono stata meno apatica, ho anche fatto, finalmente direi, il cambio di stagione e in un attimo di irresponsabilità, ho ceduto all'irrefrenabile istinto di fare shopping.
A dire la verità lo shopping potevo anche evitarlo, visto che la ricerca di lavoro non procede per niente bene. Continuo a candidarmi su tutti i siti di lavoro e anche direttamente nelle agenzie interinali, ma sembra che sia tutto fermo, o che io non vada più bene! Sto cominciando a pensare seriamente di andare a chiedere nei ristoranti, perché ho già speso metà del tfr e la disoccupazione, che ancora non è arrivata, sarà molto bassa e durerà pochi mesi. Direi che dopo il primo periodo in cui non ero preoccupata, perché pensavo che dall'alto dei miei tredici anni di esperienza, non sarebbe  stato così difficile trovare un altro impiego, adesso comincio a vedere il futuro mio e di mia figlia in serio pericolo.
E allora penso alle possibili soluzioni, che purtroppo non sono molte e neppure piacevoli.
Ai tempi dell'università ho lavorato come cameriera in un ristorante. Il lavoro mi piaceva abbastanza, anche perché l'ambiente era davvero bello, ma adesso pensare di tornare a fare quel lavoro dopo aver intrapreso una carriera più consona ai miei studi, mi dispiace un po', sarebbe come tornare indietro. Senza pensare a tutti i week end con mia figlia che dovrei sacrificare.
Insomma, non vedo un futuro molto roseo davanti a noi, e forse è per questo che ho dato un'altra volta un calcio in faccia al destino e ho deciso che, nonostante tutto, io e mia figlia ce la meritiamo una vacanza e tra pochi giorni ce ne andremo a Rimini con la nonna, se non decide di stare male un'altra volta!

giovedì 2 luglio 2015

dolce far niente  

Sono proprio un pessimo esempio. Nonostante i mille buoni propositi per far sfruttare al meglio questa settimana senza figlia, mi sono ridotta ad oggi senza aver combinato quasi nulla.
Scrivo quasi perché la decenza di non far formare la pila di piatti nel lavandino c'è stata. Sarebbe stato troppo squallido e di squallore nella mia vita ne ho avuto fin troppo.
Quindi ho messo i piatti in lavatrice, ma ho anche organizzato la mia settimana di ferie con nonna e figlia.
Per il resto è un disastro: volano batuffoli di pelo misti a polvere stagnante. Campeggia nel centro del salotto un comodissimo Folletto (non un folletto vero perché altrimenti gli avrei detto di pulire tutto con una magia) che aspetta solo che qualcuno si decida a pulire i pavimenti.
Vicino al divano ci sono due raccoglitori che aspettano da due giorni di essere riempiti dei documenti che giacciono sparsi nella sala. Prima bisognerebbe dividerli e catalogarli e nell'attesa loro si autoriproducono aumentando pericolosamente.
Guardandosi intorno si possono osservare sul pavimento: cavi abbandonati, spray per insetti, uno scatolone della stampante, una cariola, una spilla di Gardaland, due porta candela, la bomboniere di un battesimo e una scatola di latta. Sul tavolo troneggiano un pc, una stampante, una borsa, il telecomando il cellulare due braccialetti, un dépliant di una pensione per gatti e il quaderno blu delle parole in inglese.
E questo è solo il soggiorno, evito di raccontare i bagni.
Sto peccando di accidia anche se ogni tanto mi risveglio e qualcosa la faccio, tipo togliere la cacca del gatto, lavarmi, rispondere, con poca speranza, a qualche annuncio di lavoro e su questo argomento direi che sono letteralmente alla frutta, avendo consegnato questa mattina il curriculum al mio fruttivendolo.
A mia discolpa però posso giustificarmi dicendo che ho fatto tre giorni febbricitante e il raffreddore ancora non mi è passato. E poi fa caldo, troppo caldo, in casa mia adesso ci sono 30,4 gradi, ma nonostante questo domani mi dovrò rimboccare le maniche, perché domenica la casa dovrà essere più che perfetta per accogliere la mia bellissima bambina di ritorno dal mare.


Non c'entra niente, ma mi mangerei un camion di pizzoccheri. Questa dieta mi sta distruggendo...

sabato 27 giugno 2015

sei anni  

Che quest'anno non sarebbe stato facile organizzare il suo compleanno avrei dovuto capirlo quando ho dovuto disdire il viaggio a Disneyland Paris.
Poi è arrivato suo padre che a due settimane dalla festa mi dice che non è d'accordo a festeggiarlo il 21, perché i suoi figli acquisiti non ci sono e " i suoi fratelli devono esserci"(fratelli sto cavolo dico io).
Quindi dal suo piedistallo comincia a dare ordini: la festa si farà nel suo week end, il 14, nel suo giardino e io devo organizzare tutto, inviti conferme e quant'altro. Mica ha tempo lui. Mica sono la tua segretaria gli ho risposto io.
Poi ci penso e capisco. Suo giardino uguale nanetta (soprannome dato dalla ex amante ora compagna).
"tu te lo scordi che mi costringi a stare nello stesso posto con quella nanetta sfasciafamiglie".
Però trovo una soluzione e organizzo lo stesso tutto in due giorni. Trovo una sala, faccio gli inviti e li metto negli armadietti di tutti i bambini.
Poi però avviene quello che mi aspettavo: con un preavviso di così poco tempo mi danno conferma solo quattro bambini e le mie nipoti, le vere cugine di mia figlia, non potranno esserci. Disdico la festa e avviso le mamme.
Da qui inizia l'inferno, mail di accuse liti furiose davanti alla mediatrice, tutto il passato che ci ributtiamo addosso, di nuovo.

Il 21 no
a casa tua te lo scordi
io quella se la vedo faccio una strage
è la sua nuova famiglia
le sue cugine lo sono di più
è colpa tua
no è colpa tua

E in tutto questo sono state messe in mezzo anche alcune mamme. Insomma una cosa disgustosa, squallida, da sceneggiata napoletana come ha detto la mediatrice ( che dopo questo si è arresa e ci ha detto di proseguire individualmente).
Alla fine siamo comunque arrivati ad un accordo: la festa si farà il 21 (e meno male che non avevo disdetto la prenotazione), ma alle 18:00, quando torneranno i figli della nanetta.

Con questo alt che mi aveva dato, di far cominciare la festa così tardi, si poneva il problema che forse era il caso di fare un apericena e lui ha detto sì.
Organizzo tutto, inviti, mangiare, animazione e torta e poi gli dico il prezzo.
E ricominciano i problemi.

Non ti ho detto di fare una specie di cena
sì invece, forse ho ancora il messaggio
era solo per i bambini
così fai durare la festa neanche due ore
non sono d'accordo
e io non voglio la nanetta
non puoi pretenderlo
se la porti noi andiamo via
questa è l'ultima volta
col cavolo

Alla fine faccio di testa mia e decido che se lui non è d'accordo pagherò tutto io, mia figlia si merita una bella festa e non una cosa a metà.
E così siamo arrivati al fatidico giorno. La festa è iniziata alle 18, come voleva lui. Ci sono i figli acquisiti, non ci sono le mie nipoti (ma io ci passo sopra, mica sono come lui), ma soprattutto non c'è la nanetta.
Sembrava andasse tutto bene, quando è successa una cosa che ha innescato la bomba.
Mia figlia terrorizzata è venuta da me, con le mani a pugno, e mi ha chiesto di toglierle lo smalto perché aveva paura di essere sgridata dal padre. Ovviamente nessuno aveva il solvente per toglierlo, così ho cercato di tranquillizzarla dicendole che non l'avrebbe sgridata e che se voleva andavo a dirglielo io. Lei mi ha detto di sì e si è calmata.
E qui comincia la tragedia, lui si è alterato, ha detto che aveva già visto e che lui non la sgrida per queste cose e si è diretto verso di lei. Io già mi vedevo lei spaventata che non sapeva cosa rispondere, perché è innegabile che lui le metta soggezione, e ho osato dirgli di lasciarla stare.
Così ho fatto esplodere la bomba. Ha alzato la voce e mi ha letteralmente mandato affanculo. E, incredula, ho fatto altrettanto.

Quindi direi che abbiamo toccato il fondo, che qualsiasi tentativo di riconciliazione per il bene di nostra figlia se ne è andato affanculo insieme a noi.
Io ho deposto le armi perché il mio nemico si è autodistrutto. Non esiste più. E l'unica sconfitta è mia figlia.
Da adesso in poi faremo tutto separato, non ci sarà più una famiglia fatta da sua madre e suo padre che fanno le cose insieme per lei. Ci sarà lei con lui e lei con me.

E forse non sarà un male così grande, perché finalmente io l'ho lasciato andare.





mercoledì 17 giugno 2015

ctu: consulenza tecnica d'ufficio  

Non ho mai scritto della mia ctu, ovvero la consulenza tecnica d’ufficio, che il giudice ci ha inflitto perché non aveva le conoscenze tecniche del caso. In pratica ci ha detto “ vi mando dallo psicologo e se non avete i soldi cavoli vostri, perché dovrete andare a Torino (ad un’ora e mezza da casa nostra)e oltre alla consulente d’ufficio  vi dovrete pagare pure la vostra consulente di parte.
Io ho venduto un rene, ma il mio avvocato aspetta  ancora 1300 euro (se a qualcuno interessa quanto costa questo percorso dico che a me è costato 7000 euro più le spese).
Dicevo, non ne ho mai parlato e non so se lo farò mai. E’ stata dura, molto dolorosa e controproducente. L’unica cosa che vorrei dire adesso è che nessuno dovrebbe pensare che non gli capiterà mai, che è da persone poco acculturate e provenienti da situazioni disagiate. Niente di più falso. . E io ero una di quelle che davvero diceva: a noi mai, noi ci vorremo comunque bene e non ci faremo mai del male, non siamo brutte persone. Ci avrei messo tutte e due le mani sul fuoco. Il destino me le avrebbe bruciate.
Abbiamo fatto mesi di incontri, da soli e insieme. In uno di quelli insieme ho visto negli occhi delle psicologhe l’incredulità di tutto l’odio e la rabbia di cui eravamo capaci.
Presi singolarmente siamo pacati e tranquilli, messi  insieme diventiamo una bomba atomica.
Comunque alla fine di tutto questo percorso, le tre professioniste, amiche, hanno deciso il seguente calendario:

prima settimana:
lunedì    mamma
martedì  papà (che ha deciso in maniera arbitraria di farlo iniziare dalle 10:00, se non c’è l’asilo)
mercoledì  papà
giovedì   papà ( mamma alle 20:30)
venerdì   mamma (che per la teoria di papà comincia dalle 10:00)
sabato   mamma
domenica   mamma

seconda settimana
lunedì  mamma
martedì  papà
mercoledì  mamma
giovedì  mamma
venerdì papà
sabato  papà
domenica  papà  (con notte)

terza settimana
lunedì   mamma
martedì papà
mercoledì  papà
giovedì  papà
venerdì mamma
sabato  mamma
domenica   mamma

quarta settimana
lunedì mamma
martedì  papà
mercoledì  mamma
giovedì  mamma
venerdì papà
sabato  papà
domenica  papà (mamma alle 19:00)

E poi la settimana ricomincia

Quando siamo andati dal giudice (che poi qualcuno mi spiegherà perché una causa così difficile è stata affidata a un giudice fallimentare che forse non aveva neanche trent’anni) ho provato a spiegare che la mia situazione era cambiata, che il mio orario di lavoro era stato ridotto, che non finivo più alle 18 ma alle 15:30. Gli ho detto che potevo andare io a prendere mia figlia all’asilo, che era assurdo che mia figlia non potesse stare con me ma dovesse stare, non con suo padre ma con sua nonna. Ma il giudice non ha ritenuto opportuno neanche risentire la ctu.
Non riesco ancora a credere che degli estranei hanno preferito che una bambina stesse con la nonna mentre la madre è a casa a fare niente. E mi mangio il fegato per questo e vorrei gridare che non è giusto, perché vorrei vedere se le psicologhe e il giudice, messi nei miei panni, avrebbero preso le stesse decisioni.
Hanno tolto la possibilità ad una bambina di stare con sua madre, e non per stare con suo padre, ma con la nonna. E a me questo pare tanto un voler sminuire la figura materna come una volta si faceva con quella paterna.  
Potrei scrivere all’infinito di questa storia che mi fa contorcere le budella, ma mi farei solo più male. 
E mi dispiace, ma non credo alla storia della qualità del tempo. E’ solo una bella scusa per giustificare scelte sbagliate. Come quando uno dice: ci separiamo, perché ti ho tradito, ma la colpa non è da una parte sola.
Passo del tempo di qualità con mia figlia nello stesso modo e tempo in cui lo passa una donna assolutamente estranea.
Come fa una bambina piccola a capire la differenza? E infatti la chiamava mamma.

Questa falsa, ipocrita e nanetta sfascia famiglie.

lunedì 15 giugno 2015

sei anni a Gardaland  


Siamo partite io e lei, il giorno prima del suo compleanno.  Abbiamo preso un treno che aveva dentro già l’atmosfera della vacanza. C’era il sole e faceva caldo e abbiamo passato le due ore di viaggio pensando alla bellissima piscina che ci attendeva in albergo.
Siamo scese dal treno e abbiamo preso un taxi e quando siamo arrivate in hotel è cominciato il nostro sogno. Sembrava di essere in un resort di lusso al mare, ci hanno accompagnate con una macchina alla nostra stanza, non abbiamo neanche dovuto portare le valigie. Peccato che il ragazzo che ce le ha portate è rimasto qualche secondo davanti a me aspettando la mancia. Ma io ero una finta ricca e nella mia testa pensavo: “se prendo il portafogli e ho solo venti euro interi non posso mica chiedergli  il resto”. Così niente mancia.


Quando siamo entrate in camera abbiamo  trovato l’allestimento per il suo compleanno. C’erano palloncini che volavano, stelle filanti sul letto, uno striscione con scritto buon compleanno, un pupazzo di Prezzemolo, caramelle e una spilla. Lei era felicissima e mi ha chiesto: “Ma sapevano che è il mio compleanno?” (“no amore, ho pagato 59 euro per renderti felice”)
Poi ci siamo messe il costume e siamo andate in piscina. L’acqua era fredda, ma superato il primo impatto ci siamo divertite un sacco. Siamo tornate in camera, ci siamo lavate e siamo scese per cena. Lì abbiamo incontrato Prezzemolo, ci sono stati abbracci, carezze e saluti e dopo cena l’animazione è stata divertente.


 
Il giorno dopo era sabato, il giorno del suo compleanno e l’abbiamo trascorso tutto a Gardaland e devo dire che è collegato benissimo con l’hotel. E’ stata una giornata faticosa perché faceva molto caldo e avendo organizzato il viaggio in due giorni non avevo fatto in tempo a studiarmi bene il parco, a vedere quali attrazioni potevamo fare. Così abbiamo perso molto tempo e ci siamo accontentate di fare poche cose stranamente senza code.
Il parco purtroppo chiudeva alle 18, ma noi ne abbiamo approfittato per tuffarci, prima di cena, nella splendida piscina dell’hotel e rinfrescarci un po’.

Quando siamo entrate nel ristorante ho visto che c’era un tavolo con tanti
palloncini dove era stata organizzata una festa di compleanno. Mi è preso un colpo, ho pensato che ci sarebbe rimasta male e così, non so come, sono riuscita ad avere anche io dei palloncini e durante la cena le hanno portato anche una corona con la scritta happy birthday.
Devo dire che il personale dell’hotel si è fatto in quattro, ci hanno accontentate in tutto ed è anche grazie a loro che ci è sembrato di vivere in un sogno.

Dopo cena c’è stata l’incoronazione e la mia piccolina è diventata la regina della terra di Gardaland e in più le hanno fatto gli auguri per il compleanno davanti a tutti.

Siamo andate a letto sfinite, con la sensazione di vivere una vita diversa, di essere persone diverse. I problemi non c’erano più, il passato non c’era più. Non c’erano ex mariti, non c’erano nonne malate, non c’era la disoccupazione, niente cene da preparare, case da sistemare, conti in banca sempre più pericolosi. Non c’era più niente, solo io e lei, le regine del nostro regno, padrone assolute  del nostro destino.

Il giorno dopo siamo dovute tornare alla realtà, perché c’era la festa della materna con il saggio d’inglese e di ginnastica e ci tenevo che ci fosse. Siamo risalite sul treno in cui si respirava ancora aria di libertà.

Siamo arrivate con ancora il sorriso sulle labbra, con l’illusione di essere ancora nel nostro regno, dove nessuno oserebbe mai contraddirci.
Ma è stato proprio in quel momento che tutto ha ricominciato a crollarmi addosso. 

La realtà è tornata ed è stata più brutta di come me la ricordava. Con le imposizioni contro  cui non riesco a combattere, con le presenze che non riesco e non voglio accettare,  con i problemi di dover cercare un lavoro, alla mia età.







E’ stato un sogno, una parentesi dalla realtà che vorrei non si fosse chiusa mai






giovedì 4 giugno 2015

la vita è bella, nonostante tutto  

Ho preparato la valigia, ho passato l’aspirapolvere in tutta la casa, non mi andava di tornare domenica e trovarci batuffoli misti di polvere e pelo di gatto. Ho preparato il trasportino e il mangiare, perché anche Diamante, il gatto, andrà in “villeggiatura” dalla nonna in convalescenza e dallo zio.
Domani mattina andrò a prendere Margherita da suo papà e la porterò da mia mamma, poi andrò di corsa all’ unieuro per comprare quasi sicuramente il samsung galaxy 5 mini. Non sapevo se ricomprare il 3 mini neo, come quello caduto nella turca e ormai in autodistruzione o il 5 mini, ma poi ho deciso di andare verso il nuovo.
E verso il nuovo è la direzione che ho deciso di prendere da oggi in avanti. Non so cosa sia cambiato, devo capire se è solo un memento o se finalmente sono tornata in possesso della mia vita.
Nel frattempo cercherò di godermi questo week end breve che terminerà domenica mattina visto che nel pomeriggio ci sarà il saggio alla scuola materna; sarà l’ultimo e non volevo farglielo perdere.

Questa volta siamo noi a partire, dopo giorni passati a vedere foto di  gente al mare o davanti a un aperitivo o in città d’arte, tocca a noi: il nostro secondo viaggio da sole. Domani si parte per Gardaland e soggiorneremo al Gardaland hotel dove ad attenderci ci sarà una camera piena di palloncini, festoni di compleanno e un pupazzo di Prezzemolino. Passeremo il pomeriggio in piscina, se il tempo regge, e sabato staremo tutto il giorno al parco. Cercheremo di divertirci, anche se mia mamma non si è ancora ripresa e anche se domani a quest’ora avremmo dovuto essere a Disneyland.

Certe volte non si può cambiare il destino, ma accontentandoci  di ricevere anche qualcosa in meno di quello sperato  la vita ci sembrerà  un po’ più bella.

 

martedì 2 giugno 2015

tanti auguri  













Oggi è martedì 2 giugno, la festa della Repubblica Italiana, ma avrebbe potuto anche essere il giorno in cui avrei cominciato a preparare la valigia, il giorno meno quattro alla partenza per Disneyland Paris, il regalo di compleanno organizzato per mia figlia.

Questi sono gli eventi che ci hanno portato ad oggi.
Tutto è cominciato a gennaio, quando la mia ditta ha deciso di chiudere definitivamente e io mi sono ritrovata disoccupata, con una discreta cifra di tfr a disposizione: una cifra mai vista tutta insieme in vita mia.
Allora ho pensato: al diavolo il destino che ultimamente si è accanito contro di me, questo sarà l’anno in cui riuscirò a festeggiare il compleanno di mia figlia a Disneyland.
Così ho cominciato a guardare il sito e a sognare cose impossibili anche per il mio tfr: Disneyland hotel, pacchetto da vip per non fare code, suite da vere principesse. Alla fine sono ritornata nella realtà e mi sono recata in agenzia viaggi.
A febbraio avevo in mano la prenotazione: partenza il 5 giugno, ritorno l’8 giugno, New York Hotel e cena all’Auberge De Cendrillon con torta di compleanno annessa, io lei e la nonna.
Ero euforica, finalmente il nostro primo viaggio all’estero insieme, una bellissima avventura.
Ma, chissà perché, non le ho detto niente. Pensavo di andare a prenderla venerdì mattina da suo padre e dirle: “bene, preparati, perché tra poco saliremo su un aereo e conoscerai Elsa, Anna, Aurora, Biancaneve e tutte le principesse".
Erano mesi che sognavo questo momento, anche se  ad aprile mia mamma aveva cominciato a non sentirsi bene. Dopo due influenze a febbraio e a marzo, continuava ad avere un po’ di febbre e faticava a respirare.
A metà maggio il medico le prescrive una tac ai polmoni con liquido di contrasto. E per noi inizia il calvario della preoccupazione: tac ai polmoni su una fumatrice poteva voler dire tumore.
Potrei tralasciare il giorno della tac, ma voglio proprio scrivere che l’infermiera che doveva iniettare il liquido di contrasto, non ha preso la vena. Mia mamma se n’è accorta, ma l’infermiera le ha detto che non era vero. Fatto sta che la sera il braccio di mia mamma aveva raggiunto dimensioni preoccupanti e la febbre era salita a 38.
Il giorno dopo è stato chiamato il medico che ha deciso di farla ricoverare.
E da qui inizia il calvario, era giovedì 21 maggio, mancavano 14 giorni alla partenza.
In ospedale hanno controllato la tac che aveva fatto per scoprire che non serviva a niente perché il liquido non era andato in vena. Mia mamma continuava ad avere la febbre quindi hanno rifatto l’esame.
Purtroppo l’esito non è stato bello: c’erano degli addensamenti  che richiedevano altri esami. Poteva essere di tutto, da una polmonite a un tumore, ma i medici non si sono sbilanciati.
Così, con la certezza del peggio, visti gli avvenimenti degli ultimi anni, sono andata in agenzia e ho disdetto il viaggio. Il sogno era svanito, ma la vita di mia mamma valeva molto di più.
Sono state due settimane di ospedale, di attesa, di paure,  ma per fortuna ieri ci è stato detto che non c’è niente di grave, è stata solo una polmonite non curata adeguatamente e adesso mia mamma è a casa. Provata, ma a casa.

Dopo questa bella notizia mi è venuto in mente il compleanno di mia figlia. Cade di sabato, e sarebbe un peccato farlo passare come un giorno normale visto che la festa con gli amici l’ho prenotata per il 21 e non si può anticipare.
Allora questa mattina ho chiamato il santo Gardaland, perché dal sito non c’erano disponibilità di stanze e ho sperato che telefonando le cose fossero diverse. Alla fine partiamo sempre venerdì, in treno anziché in aereo e andiamo da Prezzemolino invece che dalle principesse, ma abbiamo l’allestimento della camera per il compleanno e sabato sera ci sarà l’incoronazione e lei diventerà regina, la mia regina.

Sempre che il maledetto destino non voglia diversamente.

 

domenica 17 maggio 2015

... se il cellulare cade nel water"  

Pensavo ormai di averlo perso per sempre, insieme ai messaggi, alle foto, ai video e a tutti i contatti non salvati sulla scheda sim. Proprio come era successo col vecchio cellulare.
Dopo il trattamento con candeggina, alcool e detergente e aver riposato tutta una notte in un letto di riso, il telefonino non dava segni di vita.
Allora ho acceso il pc e ho cercato “cosa fare se il cellulare cade nel water” e, come immaginavo, ho trovato un sacco di consigli, oltre a rincuorarmi per non essere l’unica scema a cui capitano queste cose. L’alcool a quanto pare non è una cosa sbagliata e tutto il procedimento che ho fatto a intuito era corretto. L’unica cosa in più era il suggerimento di metterlo in carica nel caso in cui non si fosse acceso. Purtroppo però non ha funzionato: il bagno nella turca pareva averlo ucciso dopo solo un anno di vita.
Però visto che c’era il sole e nel mio terrazzo batte per tutto il pomeriggio ho deciso di provare a lasciarlo sul tavolino e vedere cosa succedeva. La sera l’ho ripreso e l’ho messo in carica. Niente.
Poi però ha dato un segno di vita: è comparso qualcosa sullo schermo. Poi è scomparso per poi riapparire tutto rigato e infine è nuovamente morto.
La mia amica, che era con me, mi ha detto che potrebbe essere danneggiata la scheda video suggerendomi di andare dai cinesi informatici che hanno appena aperto nella mia città, così risparmio.
Per fortuna ho provato a mettere la sim sul suo cellulare e funziona, la candeggina che ho usato per lavarla non l’ha danneggiata.
Questa mattina, pur senza speranza, ho rimesso sul balcone il cellulare e verso le cinque ho cominciato a prepararmi per andare a cercarne uno nuovo ed  economico,  perché cominciavo ad avere crisi di astinenza.
Ero pronta, vestita e truccata, quando ho pensato di fare l’ultimo tentativo. L’ho attaccato alla presa della cucina e ho provato ad accenderlo.
Si è acceso, senza righe, senza spegnersi ed è comparsa la pagina con le applicazioni.
Certo non è più quello di prima, la spia rossa della carica si spegne quando lo accendo e mi sembra un po’ deboluccio, però si è acceso …
L’unica cosa che mi preoccupa che quando sono entrata nei messaggi ha avuto una flebile vibrazione, come se fosse l’ultimo respiro prima di morire definitivamente ed è tornato alla schermata precedente.
Per adesso lo lascio in carica e spero che quando sarà pronto funzionerà e mi permetterà di risparmiare quei 150 euro  che farei volentieri a meno di spendere.

Forza mio bel telefonino, resisti!

venerdì 15 maggio 2015

capita  

Lunedì  11
"Allora, ricordate: venerdì il ritrovo è per le otto al centro sportivo, alle 8:30 si parte. Se il tempo è brutto come dicono le previsioni, la gita si fa lo stesso, anche con tifoni, nubifragi e grandine e l’asilo resterà chiuso."

Giovedì  14.
"Le previsioni danno disastri, voi che fate? … Ok veniamo lo stesso anche noi."
Vado a fare la spesa: prosciutto, tè freddo, frutta, patatine, acqua, ah l’ombrello che se piove siamo senza.

Venerdì 15
Sveglia alle 6:30. Non sento rumori di pioggia. Apro le persiane: nuvoloso, ma non piove … comincia a piovere, ma dopo cinque minuti smette. Fa comunque caldo. Faccio i toast e preparo lo zaino con anche il cambio per Margherita e il k-way perché anche se non è così brutto non si sa mai.
8:10  Siamo al centro sportivo e il tempo regge.
8:45 Si parte, siamo in quattro pullman. Passiamo davanti all’Expo, bella, devo proprio andarci.
10:45 Arriviamo al parco delle Cornelle. Mi scappa la pipì.
11:00 il tempo è buono, nuvole sole e un po’ di vento. Che bello i fenicotteri, facciamo una foto. Apro la borsa cerco il cellulare tra fazzoletti e chiavi. Che bello le tigri, facciamo una foto e cerco il cellulare tra cracker e schiacciatine. Che bello i rinoceronti, facciamo una foto e cerco il cellulare tra acqua ed estathe. Basta adesso non lo ritiro più, lo metto nella tasca dietro dei jeans e vaffanbagno. Belli i cerbiatti, venite che vi faccio una foto insieme. Comodo il cellulare sempre a portata di mano.
Ah finalmente un bagno, aspettatemi.
Tunc  … Spash … Cazzo, sì, cazzo perché quando ti cade nella turca un telefono quasi nuovo, le parolacce sono concesse. Lo guardo galleggiare completamente sommerso: lo prendo o non lo prendo? No, fa troppo schifo, non ho i dei guanti in lattice, non lo prendo. La mia rubrica, le foto e i video di mia figlia, i messaggi…
Ho appena perso metà dei miei contatti quando si è rotto l’altro telefono. Ok, lo predo. No che schifo…
"Mammaaaa, hai finito"?
E va bene. Mi abbasso, chiudo gli occhi e con il pollice e l’indice afferro il cellulare. E’ fradicio, devo asciugarlo con la carta igienica. Ovviamente mi sporco le mani. Vorrei vomitare. Provo ad accenderlo ma non funziona. Lo avvolgo e lo ritiro in una tasca dello zainetto.
Esco dal bagno.
Si avvicina una mia amica: “Ehi, ma perché continui furiosamente a lavarti le Mani?”
14:30 torniamo sul pullman perché comincia a farsi un po’più brutto.
“Lo sapete che alla mia mamma è caduto il cellulare nel water”?
Benedetta ingenuità!

Ora il mio cellulare, compresa batteria e sim, è stato trattato con: candeggina, alcool, detergente e infine acqua per risciacquare.
Attualmente soggiorna in un piattino di carta completamente ricoperto di riso.
Non so se riuscirò a riutilizzarlo nel caso in cui decidesse di sopravvivere all’annegamento. Spero solo di recuperare la sim.
Le mie mani non sono più le stesse, le sento sporche, mi fa schifo toccarmi e prendere il mangiare. Ogni dieci minuti corro in bagno a lavarmi e forse dovrei  fargli lo stesso trattamento del cellulare.